Save the date! – Forum Europeo « Lo straniero » 24 febbraio 2018 Roma

Lo Straniero
Antonio Di Ciaccia


Il Forum di Roma segue il Forum di Torino. Proposti da Jacques-Alain Miller, i Forum europei hanno lo scopo di continuare a porre l’interrogativo che Lacan aveva formulato sul rapporto tra inconscio e politica, e, parallelamente, sul posto che devono avere gli psicoanalisti nella città, nella polis, nella società.
Il Forum di Torino, Desideri decisi per la democrazia in Europa, ha ripreso la problematica che già nella Conferenza di Madrid del 13 maggio scorso Jacques-Alain Miller aveva proposto in questi termini: “far esistere la psicoanalisi nel campo politico”.
Rosa Elena Manzetti, che ha egregiamente organizzato il Forum di Torino del 18 novembre scorso, aveva evidenziato il tema facendo ricorso al più politico dei Seminari di Lacan, ossia al Seminario XVII, Il rovescio della psicoanalisi. Due derive possono essere individuate: l’identificazione con un significante fossilizzato che può raggiungere varie forme di totalitarismo e l’identificazione con un tutto-sapere che può raggiungere varie forme di burocrazie mummificate.
La psicoanalisi ha bisogno della democrazia. Ma anche la democrazia ha bisogno della psicoanalisi poiché crediamo di poter dire che la psicoanalisi, almeno l’insegnamento di Lacan, ha le risorse per indicare in che modo il discorso sociale possa evitare le trappole del totalitarismo e dell’integralismo.

Con il prossimo Forum europeo di Roma si entra nel vivo di una questione di massima importanza. Il titolo, Lo straniero, mette l’accento su un aspetto che è di struttura: il soggetto, in quanto tale, è straniero. Poiché il suo luogo è, sempre, il luogo dell’Altro.
Il sottotitolo, Inquietudine soggettiva e disagio sociale nel fenomeno dell’immigrazione in Europa, precisa che sia a livello soggettivo sia a livello collettivo la presenza di questo “straniero” non si affronta senza angoscia.
Nel Forum di Roma non si tratterà in modo preminente del lavoro quotidiano con cui gli psicoanalisti hanno a che fare e cioè del lavoro sul soggetto che crede di essere qualcuno, ma che scopre di essere abitato da un sintomo che trova strano seppur sia suo. Non sarà questo principalmente il tema del Forum, ma ci indica, tuttavia, la linea guida con cui affrontare questa problematica anche a livello sociale.
Lo straniero in casa è un problema che divide tra loro gli Stati membri della Comunità Europea, che divide ogni Paese europeo al proprio interno, ma divide anche ogni strato sociale e compagine politica. Finalmente divide ognuno di noi.
In effetti, concretamente, come si declina una comunità? Una comunità si declina con l’esclusione dell’altro, ossia dello straniero. Paradossalmente, anche le comunità più aperte implicano automaticamente l’esclusione dell’altro. Lacan ricorda che la democrazia stessa, all’origine, è nata come una comunità democratica tra padroni, dove gli schiavi erano esclusi.
C’è quindi un problema dello straniero in casa. C’è inoltre il problema di quali possibilità d’inserimento offrirgli. E in che termini. Che posto facciamo allo straniero? Che diritti gli diamo? Quali sono i diritti e i doveri di una comunità nei confronti di coloro che non ne fanno parte, ma che vorrebbero farne parte? Cosa fare, inoltre, affinché una comunità non si ritrovi destabilizzata?
Come è necessaria una propedeutica soggettiva per limitare e assimilare lo straniero che è in ognuno di noi, è anche necessaria una propedeutica per limitare e assimilare lo straniero che chiede di essere integrato in una comunità.

Innumerevoli sono le persone che hanno risposto all’invito a partecipare e a intervenire al Forum organizzato dagli psicoanalisti della Scuola di Lacan in Italia. Alcuni di loro studiano e approfondiscono questa tematica da tempo. Altri sono direttamente implicati a partire dalle loro responsabilità politiche, sociali e religiose. Altri ancora, agiscono in concreto tramite organismi e associazioni, e portano la loro testimonianza.
È chiaro tuttavia che le risposte che ci si attende non possono prescindere dalla politica.
Vorrei terminare con un passo di Lacan. Rovesciando la lettura abituale che vede la storia fatta dai potenti e dalle loro brame di potere, Lacan ci ricorda invece che “la storia non è niente di più che una fuga, di cui si raccontano solo gli esodi”.[1]


[1] J. Lacan, Joyce il sintomo, in Altri scritti, Einaudi, p. 561.

 

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