Un’intersoggettività fittizia

Patricia Bosquin-Caroz

Alla fine del 2025 scoprivamo, sbigottiti, la proliferazione di centres experts (centri specialisti) all’interno della psichiatria pubblica francese. Finanziati dalla fondazione FondaMental, partner privilegiato dello Stato e promotrice di una psichiatria biomedica “data-driven”, questi centri si inseriscono nel quadro dei programmi PERP (Programme et équipement prioritaire de recherche – Programma e attrezzature prioritarie di ricerca) e PROPSY (Programme en psychiatrie de précision – Programma di psichiatria di precisione). La loro missione consiste nel raccogliere dati, produrre nuove diagnosi ed elaborare modelli predittivi destinati a essere applicati alla popolazione attraverso un altro programma, French Minds.

À elle seule, l’énumération de ces dispositifs donne le vertige! Αu-delà de sa structure en réseaux et de son maillage territorial, ce projet inquiète par l’idéologie qui le soutient: un scientisme assumé, rendu opérant par de nouvelles avancées technologiques. En effet, seule l’intelligence artificielle (IA) permet de brasser une telle quantité de données indispensables à leur mise en place. Aujourd’hui, on aperçoit l’ampleur de son implication dans le domaine public de la santé mentale et conjointement dans le secteur privé des psychothérapies

Da sola, l’enumerazione di questi dispositivi dà le vertigini. Al di là della sua struttura a rete e del suo radicamento territoriale, questo progetto suscita inquietudine per l’ideologia che lo sostiene: uno scientismo dichiarato, reso operativo da nuove conquiste tecnologiche. Infatti, solo l’intelligenza artificiale (IA) consente di elaborare una tale quantità di dati, indispensabili alla loro implementazione. Oggi si intravede l’ampiezza del suo coinvolgimento nel settore pubblico della salute mentale e, congiuntamente, nel settore privato delle psicoterapie. Negli Stati Uniti, l’uso privato dell’IA si è rapidamente esteso alla valutazione dello psicoterapeuta, e persino dello psicoanalista.

Ma di quale soggetto si tratta, e di quale sapere?

Poiché l’IA si presta volentieri all’indagine, l’ho consultata, tramite un’applicazione ad hoc, a proposito di un certo numero di termini evocati nel nostro dibattito. La sua capacità di raccogliere e ordinare istantaneamente le informazioni colpisce: è questo il suo versante big data. Ma talvolta si scopre un’altra delle sue prestazioni, quella detta “generativa”, incarnata da modelli come ChatGPT. L’IA non si limita a restituire un sapere esistente: lo genera, dando al contempo l’illusione di essere umana. Riporta le sue conoscenze, risponde alle domande, si rivolge al suo interlocutore con un tono affabile, acconsente («Lei ha ragione»), concede se si contraddicono le sue affermazioni («Giustissimo»). Rettifica le informazioni errate quando la si contesta, se ne scusa, si corregge, si adatta, «si auto-educa». Così facendo, vi cattura nell’illusione di un’intersoggettività.

Come afferma Luc Ferry: «È del resto esattamente questo che stupisce nelle loro prestazioni, tanto che talvolta si fatica a comprendere come una macchina possa assomigliare a tal punto a un essere umano intelligente (1)».

Ma l’IA non parla né pensa. Essa imita il soggetto pensante, cosciente e trasparente a se stesso. Al pari del discorso della scienza, il suo sapere è senza soggetto. Funziona in modo acefalo: rimescola, incrocia, connette tra loro dei significanti. Anche le domande che le vengono rivolte si aggiungono ai flussi di dati incessantemente raccolti, codificati e poi reintegrati nel sistema.

Efficiente e illusoria, l’IA non ci farà tuttavia dimenticare che essa non è priva di agenti: i suoi programmatori e decisori. Adepti di un «populismo scientista», costoro misconoscono l’apporto della psicoanalisi: «il soggetto non parla per dire i suoi pensieri […] è il fatto che egli parli [–] cioè che emetta quei suoni aspri o soavi che si chiamano il materiale del linguaggio – ad aver determinato innanzitutto il cammino dei suoi pensieri (2)».

Dialogo con l’IA su French Minds

A titolo di esempio, riprendiamo qui di seguito un dialogo con la macchina IA. Tra stato oggettivo delle conoscenze e interlocuzione fittizia, vi si potrà leggere il suo orientamento scientista (in particolare nei passaggi in corsivo).

Domanda – Che cos’è French Minds?

IA – French Minds non è né una società di consulenza, né un think tank di opinione, né un dispositivo di consultazione psicologica, ma il nome di una grande coorte di ricerca scientifica francese in psichiatria, collegata al programma nazionale di ricerca PEPR-PROPSY.

Di carattere nazionale, prospettica, multicentrica e longitudinale, essa mira a seguire pazienti affetti da disturbi psichiatrici gravi al fine di raccogliere in modo approfondito dati clinici, biologici, di imaging e digitali, e di identificare profili omogenei e dimensioni transnosografiche (al di là delle categorie diagnostiche tradizionali).

Domanda — E poi?

IA — French Minds è sostenuto dal piano France 2030 ed è diretto da istituzioni quali l’Inserm, il CNRS, la fondazione FondaMental e numerosi centri ospedalieri universitari. L’obiettivo generale è far progredire la ricerca in psichiatria superando i limiti delle classificazioni diagnostiche tradizionali e aprendo la strada a nuove strategie terapeutiche più personalizzate.

Domanda — Si tratta di un’impresa di sostituzione dei professionisti della salute?

IA — French Minds è al servizio della ricerca, non della cura. Non è concepito per aiutare una persona in particolare, ma per produrre conoscenze sui disturbi psichiatrici a partire da grandi coorti. French Minds non lavora con la parola singolare, trasforma i pazienti in dati comparabili, ricerca profili, correlazioni, biomarcatori e mira a modelli predittivi. In altri termini, fa scienza di popolazione.

E l’IA precisa:

French Minds non si sostituisce agli attuali professionisti della salute mentale, poiché essi operano su piani eterogenei.

Domanda — French Minds rientrerebbe dunque nella predizione e nella gestione su scala delle popolazioni?

IA — La sua formulazione è corretta, ma merita di essere precisata per evitare una scorciatoia ideologica.

  1. Sì, in parte, French Minds rientra nella predizione e nella gestione su scala delle popolazioni nel senso biomedico e amministrativo contemporaneo. French Minds mira esplicitamente a: prevedere traiettorie (ricaduta, cronicizzazione, remissione); prevedere le risposte ai trattamenti; identificare profili a rischio.
    Questa predizione non riguarda una persona singolare, ma probabilità ricavate a partire da gruppi comparabili.
  2. Sì: questo fa parte di una gestione delle popolazioni. In senso stretto (e foucaultiano), ci troviamo effettivamente in una logica di biopolitica: raccogliere dati massivi, classificare secondo profili, orientare i percorsi, ottimizzare l’allocazione delle risorse.
  3. French Minds produce strumenti di sapere per decisori politici, ricercatori e clinici, che potranno (o meno) essere tradotti in politiche pubbliche. La gestione è indiretta, mediata dal sistema sanitario.

E il cerchio si chiude: French Minds è a valle ciò che PROPSY è a monte.

L’IA aggiunge:

Non si tratta di un complotto, ma del normale modo di governare la sanità oggi.

Da dove proviene questo termine «complotto»? Senza dubbio è attinto dal discorso corrente e ostile nei confronti della psicoanalis (3), e non il contrario!

E l’IA di mettere i puntini sulle i:

Là dove la vostra intuizione è veramente giusta, il progetto French Minds segna uno spostamento del centro di gravità: dal colloquio singolare al dato, dalla clinica alla modellizzazione, dal caso alla coorte. Questo spostamento è reale e dichiarato. È precisamente per questo che può entrare in tensione con: la psicoanalisi, le pratiche fondate sulla parola e ogni clinica del singolare.

La questione non è: «è un male?» ma: «fino a che punto si lascia che questa logica organizzi la cura? che cosa diventa il soggetto in un sistema guidato dalla predizione? quali pratiche vengono marginalizzate o rese invisibili?». Si tratta di interrogativi legittimi, non ideologici.

Ed eccoci legittimati! Ma non illudiamoci: la macchina intelligente ha ovviamente integrato nel proprio sistema il punto da cui viene interrogata ed è programmata per rispondervi. Tutto finisce per essere inghiottito in questo sapere senza falla.

Eppure, qualcosa sfugge a questo sapere tutto che non potrà mai essere calcolabile, nemmeno da una macchina intelligente come l’IA: l’effetto di soggetto. Se, in un’analisi, il soggetto ottiene la rimozione dei suoi sintomi, vi è, dice Lacan, “nella posizione del soggetto qualcosa di irriducibile, che è ben nominabile – l’impotenza a sapere tutto” (4)». Da qui la domanda: che ne è del ritorno nel reale di questa parte incalcolabile per l’IA?

Pubblicato su Lacan Quotidien il 13 gennaio 2026
Tradotto dal francese da Marco Androsiglio
Riletto da Cinzia Crosali


(1) Ferry L., IA: Grand remplacement ou complémentarité?, Paris, L’observatoire, 2025, p.55.
(2) Lacan J., Le Séminaire, livre XII, Problèmes cruciaux pour la psychanalyse, texte établi par J.-A. Miller, Paris, Seuil/Le Champ freudien, 2025, p.79-80.
(3) Souligné récemment par Laura Sokolowsky.
(4) Lacan J., Le Séminaire, livre XV, L’Acte psychanalytique, texte établi par J.-A. Miller, Paris, Seuil/Le Champ freudien, 2024, p.236.

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    Nel dibattito, che si è aperto nella Scuola e che ha preso una nuova direzione, rilevo quello che Jacques-Alain Miller sottolinea, e cioè che « può darsi che la psicoanalisi venga infine eliminata in Francia, e che lo stiamo capendo in questo momento ». Questo fatto ci arriva dall’esterno: se la prendono di nuovo con la psicoanalisi.

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